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	<title>brand identity Archivi - Bobble Agency</title>
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	<description>La comunicazione al centro</description>
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	<title>brand identity Archivi - Bobble Agency</title>
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		<title>Food marketing: a tavola la comunicazione vuole la sua parte</title>
		<link>https://www.bobbleagency.com/food-marketing/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[sabrina.salvemini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 May 2021 14:18:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[brand identity]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[food marketing]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><span class="rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix"> TEMPO DI LETTURA STIMATO: </span> <span class="rt-time">3</span> <span class="rt-label rt-postfix">minuti</span></span> Secondo una ricerca in Italia si esce a mangiare in media 5 volte al mese, un’abitudine che spesso mette a dura prova i manager e i professionisti dell’agroalimentare che devono impegnarsi costantemente nella ricerca di soluzioni da proporre ai consumatori. In un simile scenario investire in una strategia di food marketing è la chiave di volta per poter sopravvivere. </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.bobbleagency.com/food-marketing/">Food marketing: a tavola la comunicazione vuole la sua parte</a> proviene da <a href="https://www.bobbleagency.com">Bobble Agency</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<section class="wpb-content-wrapper"><span class="rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix"> TEMPO DI LETTURA STIMATO: </span> <span class="rt-time">3</span> <span class="rt-label rt-postfix">minuti</span></span><div class="vc_row wpb_row vc_row-fluid"   ><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
	<div class="wpb_text_column wpb_content_element "  >
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			<p><span style="font-weight: 400;">Durante il lockdown una delle cose più difficili per gli italiani è stato il dover rinunciare alle cene fuori con gli amici, agli aperitivi e alle colazioni nel centro città. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ebbene si, secondo <a href="https://www.bva-doxa.com/italiani-al-ristorante-doxa-groupon-2017/"><strong>una ricerca pubblicata da Doxa</strong></a> in Italia si esce a mangiare in media 5 volte al mese, un’abitudine che spesso mette a dura prova i manager e i professionisti dell’agroalimentare che devono impegnarsi costantemente nella ricerca di soluzioni da proporre ai consumatori.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In un simile scenario <strong>investire in una strategia di food marketing</strong> è la chiave di volta per poter sopravvivere. </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><b>Per non sbagliare, il food marketing in una definzione</b></h2>
<p><span style="font-weight: 400;">Possiamo definire il <strong>food marketing come l’insieme delle strategie che hanno come obiettivo principale l’ottimizzazione e il posizionamento</strong> di un nuovo prodotto, di un ristorante o di un servizio <strong>legato al food</strong>. Il <strong>food marketing si basa</strong> in maniera particolare <strong>sulle relazioni</strong> che si instaurano tra il brand e il consumatore, relazioni che contribuiscono ad aumentare la consapevolezza del marchio. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Da qualche tempo, e soprattutto durante la pandemia globale, questa <strong>specializzazione di marketing si è affidata sempre più al settore digital</strong> non solo nelle attività di storytelling ma anche e soprattutto per raggiungere in maniera repentina il target di riferimento. </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><b>La ricetta originale del food marketing </b></h2>
<p><span style="font-weight: 400;">Qual è la ricetta vincente per comunicare il proprio prodotto ai potenziali clienti?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nel digital food marketing giocano un ruolo chiave le seguenti tecniche: </span></p>
<p><a href="https://www.bobbleagency.com/storytelling-come-renderlo-perfetto/"><b>STORYTELLING</b></a><span style="font-weight: 400;">. <strong>Raccontarsi è fondamentale</strong> e saperlo fare lo è ancor di più poichè contribuisce a creare relazioni con i potenziali consumatori. Creando una storia attorno ad un brand o ad un prodotto è possibile dare vita ad un’identità riconoscibile in grado di farsi ricordare. </span></p>
<p><b>BRAND IDENTITY</b><span style="font-weight: 400;">. Costruire una <strong>brand identity</strong> forte è il primo passo <strong>per differenziarsi</strong> dai competitor. Nel food l’occhio vuole la sua parte più che in ogni altro settore. </span></p>
<p><b>MULTICANALITÀ</b><span style="font-weight: 400;">. Per essere visti dai potenziali clienti è fondamentale presidiare diversi canali di comunicazione, sia online che offline. </span></p>
<p><b>SOCIAL MEDIA</b><span style="font-weight: 400;">. La massima espressione del food marketing è all’interno dei canali social. Esserci è indispensabile per condividere le esperienze dei consumatori e promuovere le caratteristiche dei prodotti: da Facebook a Tik Tok. </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><b>I canali per fare food marketing </b></h2>
<h3><b>La comunicazione visiva</b></h3>
<p><span style="font-weight: 400;">Come abbiamo visto nel precedente paragrafo la ricetta vincente di un’attività di food marketing è costituita da un insieme di ingrediente differenti. Essendo numerose le attività strategiche da mettere in campo, anche <strong>i canali di comunicazione sono differenti a seconda degli obiettivi</strong>. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per essere vincente una campagna di food marketing deve essere in grado di soddisfare ogni preferenza del nostro target. Il <strong>visual</strong> nel food marketing è sicuramente il canale più importante in quanto <strong>è in grado di stimolare i sensi</strong>. Vi sarà senz’altro capitato di guardare una foto di un bel piatto di pasta e farvi prendere da un improvviso languorino con conseguente acquolina in bocca. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>La forza comunicativa delle immagini consente perfino di portare alla mente gli odori</strong>, indispensabili nella costruzione dei ricordi e delle percezioni. </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><b>L’influencer marketing</b></h3>
<p><span style="font-weight: 400;">La strategia pubblicitaria più antica (e ancora valida) di sempre è senza ombra di dubbio il <strong>passaparola</strong> e questo efficiente canale di promozione è ancor oggi fondamentale per la promozione del proprio brand. Ciò che è cambiato rispetto al passato è sicuramente il canale con il quale oggi avviene: <strong>l’evoluzione del digitale ha dato vita ad una nuova forma di passaparola (virale), l’influencer marketing</strong>.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Scegliere di comunicare attraverso l’influencer è vincente per tutte le aziende food. <strong>L’influencer è una persona nota in grado di influenzare gli atteggiamenti e i comportamenti delle persone</strong>. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per testare un nuovo prodotto o per sperimentare una nuova location in cui mangiare, la maggior parte di noi chiede il parere ad un amico o comunque ad una persona di cui ci si fida e che ha già fatto esperienza in un determinato luogo. I social network hanno accorciato di molto le distanze tra amici e conoscenti, e per quanto il più delle volte non conosciamo di persona gli influencer, sono pur sempre persone di cui ci fidiamo poichè hanno testato quel determinato prodotto e sono dispositi a promuoverlo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Un altro aspetto positivo dell’<strong>influencer marketing</strong> <strong>è</strong> rappresentato dal fatto che si tratta di <strong>una tipologia di comunicazione quasi non percepita come pubblicitaria in quanto l’influencer racconta il prodotto o la sua esperienza inserendosi in un contesto quotidiano e per nulla commerciale</strong>.   </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per creare le giuste basi per una vincente campagna di food marketing è importante affidarsi a dei professionisti che siano in grado di raccontare il brand sui differenti canali. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Noi di Bobble lo abbiamo fatto con clienti come <strong><a href="https://www.bobbleagency.com/portfolio-page/mediterraneo/">Pizzeria Mediterraneo</a></strong> e <strong><a href="https://www.bobbleagency.com/portfolio-page/case-history-zinto-agenzia-di-comunicazione/">Zintò</a></strong> implementando una strategia di valorizzazione e posizionamento del brand. </span></p>

		</div>
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		<item>
		<title>I brand durante e dopo il Coronavirus: cosa è cambiato e cosa cambierà</title>
		<link>https://www.bobbleagency.com/brand-e-coronavirus-cosa-cambia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Bobble Agency]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Apr 2020 09:00:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Contemporaneità]]></category>
		<category><![CDATA[brand awareness]]></category>
		<category><![CDATA[brand e coronavirus]]></category>
		<category><![CDATA[brand identity]]></category>
		<category><![CDATA[brand strategy]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamenti coronavirus]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione coronavirus]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><span class="rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix"> TEMPO DI LETTURA STIMATO: </span> <span class="rt-time">4</span> <span class="rt-label rt-postfix">minuti</span></span> Fenomeni storici e sociali di enorme rilevanza sono destinati ad influenzare il modo di fare impresa, comunicazione, pubblicità. Il rapporto tra brand e Coronavirus va dunque analizzato: capire come si sono comportate le grandi aziende in questo periodo per ipotizzare che cosa cambierà nel loro modo di proporsi e, soprattutto, che cosa le persone si [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<span class="rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix"> TEMPO DI LETTURA STIMATO: </span> <span class="rt-time">4</span> <span class="rt-label rt-postfix">minuti</span></span><p>Fenomeni storici e sociali di enorme rilevanza sono destinati ad influenzare il modo di fare impresa, comunicazione, pubblicità. <strong>Il rapporto tra brand e Coronavirus va</strong> dunque <strong>analizzato</strong>: capire come si sono comportate le grandi aziende in questo periodo per ipotizzare che cosa cambierà nel loro modo di proporsi e, soprattutto, <strong>che cosa le persone si aspettano dai brand nell’immediato futuro</strong>.</p>
<p>Una riflessione che deve interessare anche i piccoli e medi imprenditori, che troveranno di certo un mercato diverso rispetto a due mesi fa e che devono essere in grado comprendere ancora prima degli altri come muoversi.</p>
<h2><strong>Brand e Coronavirus, la comunicazione in tempo di emergenza</strong><strong> </strong></h2>
<p>Nessuno di noi si aspettava di vivere in una situazione di pandemia.<br />
Nessun imprenditore – dai CEO delle grandi multinazionali alle PMI con le quali ci confrontiamo ogni giorno – pensava di dover fermare il proprio lavoro e di dover riorganizzare le modalità produttive.</p>
<p>All’inizio c’è stato dunque un momento in cui si è accusato il colpo, come il pugile sul ring.</p>
<p><strong>Il lavoro del marketing è stato complesso</strong>: decidere di stoppare ogni tipo di contenuto pubblicitario? Riconvertirli? In quale modo? Su che cosa puntare? Di quali messaggi farsi portavoce? Come leggere il rapporto tra brand e Coronavirus di modo da <strong>poter mantenere ed aumentare se possibile il legame con la propria audience</strong>?</p>
<p>La scelta è stata per tutti i brand quella di farsi portavoce di una <strong>necessaria assunzione di responsabilità sociale</strong> – pensiamo ai brand come McDonald’s o Chiquita che hanno modificato i loro loghi in ossequio al rispetto del distanziamento sociale – con l’hashtag #iorestoacasa a farla da padrona.</p>
<p>Certo è, che questo non poteva bastare. <strong>Era </strong>infatti <strong>necessario che nella “lotta” tra brand e Coronavirus i rapporti di potere rimanessero bilanciati</strong>: i grandi brand hanno fatto in modo che i loro valori rimanessero forti e trasparissero dalla comunicazione adottata in questo periodo, permettendo così a chi in questi valori si riconosce di ritrovarli, in modo ancora più spiccato.</p>
<h3><strong>La voce dei brand</strong></h3>
<p>La <strong>narrazione ed il tone of voice utilizzato di alcuni spot</strong> è un esempio mirabile della capacità di trasformare un momento di emergenza in un’occasione di rinascita: per l’Italia, per tutte le persone, per i brand stessi che si concentrano sul presente, ma guardano con fiducia al futuro.</p>
<ol>
<li>
<h4>Vodafone</h4>
</li>
</ol>
<p>Con il suo spot sulla<a href="https://www.youtube.com/watch?v=R4wpvxwgMuk"> GigaNetwork</a>, il brand tocca corde emotive – possiamo essere vicini anche se lontani – e spinge allo stesso tempo l’elemento differenziante della sua offerta, ponendolo però in secondo piano, a sostegno delle esigenze delle persone.</p>
<ol start="2">
<li>
<h4>Barilla</h4>
</li>
</ol>
<p>Quali sono da sempre i valori forti di Barilla? L’italianità e l’amore per la famiglia. Presenti e forti anche nello spot chiuso dall’hahstag <a href="https://www.youtube.com/watch?v=848kapapk8I">#litaliacheresiste</a> con la voce narrante di Sofia Loren, una delle icone storiche dell’Italia anche all’estero.</p>
<ol start="3">
<li>
<h4>Toyota</h4>
</li>
</ol>
<p>Caratteristica del brand è da sempre quello di puntare all’innovazione, di guardare al futuro. Valori che vengono ribaditi dall’hashtag <a href="https://www.youtube.com/watch?v=i9i6hmRxoTc">#ripartiremoinsieme</a> e che sono colonna portante dello spot i cui protagonisti sono atleti olimpici e paraolimpici italiani, abituati dunque da sempre a lottare ed a vincere.</p>
<ol start="4">
<li>
<h4>BMW</h4>
</li>
</ol>
<p>BMW è simbolo di solidità, forza, innovazione. Esattamente quello di cui abbiamo bisogno per guardare al futuro con speranza e con la giusta spinta per ripartire. Nello spot <a href="https://www.youtube.com/watch?v=JnMuVU0hTVg">#insiemeperripartire</a>, la scelta comunicativa del brand è chiara, ancora di più visto il testimonial scelto: Alex Zanardi che, da un terribile incidente, non solo è riuscito e riprendersi ma a creare un’altra carriera e a diventare un simbolo di resilienza.</p>
<h2><strong>Che cosa ci si aspetta dai brand dopo il Coronavirus? </strong></h2>
<p>Così dunque è mutato in questo periodo di emergenza il rapporto tra brand e comunicazione.<br />
Ma che cosa succederà adesso? Che cosa i consumatori si aspettano dai brand?<br />
<strong>Questo è forse il punto ancora più interessante per te</strong>, che stai riorganizzando la ripartenza, sicuramente all’interno della tua azienda ma sai di dover guardare anche al tuo pubblico.</p>
<p>Ti saranno sicuramente utili questi dati presi dal rapporto pubblicato da Edelman dal titolo <a href="https://www.edelman.com/research/covid-19-brand-trust-report">“Brand Trust and the Coronavirus pandemic”</a> .</p>
<p><strong>Dodici sono stati i mercati presi in considerazione e 12.000 le persone intervistate</strong> in Brasile, Canada, Cina, Francia, Germania, Italia, Giappone, India, Sud Africa, Sud Corea, Regno Unito e Stati Uniti.<br />
Scopo dello studio proprio comprendere come viene percepito dalle persone il rapporto tra brand e Coronavirus e <strong>che cosa ci si aspetta dai marchi in questo delicato momento</strong>.</p>
<h4>Alcuni numeri</h4>
<p>Probabilmente alcuni dati ti stupiranno, ma ti faranno comprendere di certo quanto il ruolo del brand sia quanto mai importante ora.</p>
<ul>
<li>Il 62% crede che il proprio Paese non riuscirà ad uscire dalla crisi post pandemia senza un ruolo attivo recitato dai brand;</li>
<li>il 71% dichiara che perderà fiducia nel brand se quest’ultimo cercherà di approfittare delle persone;</li>
<li>il 90% delle persone afferma di aspettarsi – e di volere – che i brand facciano tutto il possibile per garantire il benessere e la sicurezza finanziaria dei loro dipendenti e fornitori;</li>
<li>l’84 % vorrebbe vedere da parte dei brand messaggi pubblicitari concentrati sul come sono in grado di aiutare le persone nel post pandemia;</li>
<li>l’85% vorrebbe che i brand utilizzassero il loro potere di educare, spiegando al meglio in che modo accedere ai loro prodotti e servizi in modo sicuro ed aumentando la possibilità di connessione emotiva;</li>
<li>1/3 dei consumatori ha dichiarato di aver iniziato ad utilizzare un nuovo marchio in nome della modalità di comunicazione utilizzata in questo periodo e di aver al contrario abbandonati brand ai quali si era fidelizzati, perché accusati di essersi posti in modo non empatico.</li>
</ul>
<h4><strong>Che cosa emerge da questi dati?</strong></h4>
<p>Intanto che dai brand ci si aspetta la capacità di <strong>mettere al primo posto le persone e non i profitti</strong>: i marchi che sapranno agire nell&#8217;interesse dei dipendenti, delle parti interessate e della società rafforzeranno competenza, leadership e fiducia e renderanno indissolubile il legame con i consumatori.</p>
<p>Ma non sarà questo l’unico necessario cambiamento. <strong>Il mondo, anche quello della comunicazione, così come lo conosciamo non potrà necessariamente essere lo stesso</strong>. Sarà fondamentale studiare un nuovo modo di “prendere per mano” le persone, lavorare in modo più profondo per creare fiducia, ripensare il processo di customer journey, valutare le nuove esigenze d’acquisto che si andranno a creare e mettere in campo nuovi strumenti per coltivare la soddisfazione del cliente.</p>
<p><strong>Sarà tutto diverso e, come tale, sarà un’opportunità</strong>: chi saprà coglierla avrà davvero la possibilità di affermarsi come brand leader sul mercato.</p>
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		<title>Le regole per il logo perfetto</title>
		<link>https://www.bobbleagency.com/come-creare-un-logo-perfetto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Bobble Agency]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Dec 2019 13:00:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Design]]></category>
		<category><![CDATA[Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[Progettazione grafica]]></category>
		<category><![CDATA[brand identity]]></category>
		<category><![CDATA[come creare un logo]]></category>
		<category><![CDATA[company profile]]></category>
		<category><![CDATA[logo]]></category>
		<category><![CDATA[passaggi creazione logo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><span class="rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix"> TEMPO DI LETTURA STIMATO: </span> <span class="rt-time">3</span> <span class="rt-label rt-postfix">minuti</span></span> Ti piacerebbe scoprire come creare un logo che sappia raccontare la tua azienda e posizionarla nella mente del cliente? Sei nel posto giusto! Comprendere come creare un logo è materia di studi che durano molti anni e che si perfezionano poi solo con l’esperienza, con la maestria nell’utilizzare vari tipi di strumenti, con la conoscenza [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<span class="rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix"> TEMPO DI LETTURA STIMATO: </span> <span class="rt-time">3</span> <span class="rt-label rt-postfix">minuti</span></span><h2><strong>Ti piacerebbe scoprire come creare un logo che sappia raccontare la tua azienda e posizionarla nella mente del cliente? Sei nel posto giusto!</strong></h2>
<p>Comprendere come creare un logo è materia di studi che durano molti anni e che si perfezionano poi solo con l’esperienza, con la maestria nell’utilizzare vari tipi di strumenti, con la conoscenza dei vari mercati in cui si va ad operare.</p>
<p>È chiaro quindi che quello che stai per leggere non è manna dal cielo, ma <strong>un compendio di consigli</strong> che ti permetteranno di orientarti in maniera corretta quando commissionerai – o se lo hai già fatto – il logo della tua azienda ad un’agenzia di comunicazione.</p>
<h3><strong>Come creare un logo, da cosa partire</strong></h3>
<p>“Il segreto non sta nella soluzione, ma nel processo che ha occupato la mente”. Questa frase di Tiziano Terzani, noto scrittore italiano, ci è utilissima ad introdurre un concetto: <strong>scoprire come creare un logo perfetto sarà la fine del nostro percorso, ma prima c’è un viaggio da fare</strong>.</p>
<p>Quello che intraprendono esperti di marketing e posizionamento del brand, copywriter e graphic designer nel momento in cui gli viene affidato il compito di realizzare il <strong>logo di un’azienda</strong>, spesso accompagnato da <strong>naming e payoff</strong>.</p>
<p>Non è dunque semplicemente una successione di step tecnici ma, come sempre quando si tratta di comunicazione, il frutto della commistione di due piani: quello analitico e, successivamente, quello pratico.</p>
<p>In fase primordiale dunque devi avere chiari due aspetti, tu come imprenditore per prima cosa: altrimenti sarà difficile per i professionisti che contatterai creare qualcosa che sia effettivamente in grado di posizionarti in modo corretto.</p>
<p>Quali?</p>
<ul>
<li><strong>la tua mission aziendale</strong>, con tanto di elementi di differenziazione, punti di forza e sistema valoriale</li>
<li><strong>il tuo targe</strong>t, con tutte le sue abitudini, i valori condivisi, i bisogni, i canali frequentati, i comportamenti d’acquisto</li>
</ul>
<p>Ok, ora sei pronto per entrare nel vivo.</p>
<h3><strong>Gli step da percorrere</strong></h3>
<p>Scendiamo ora ad un livello più tecnico. Scoprendo <strong>che cosa fa il team composto da esperto marketing, graphic designer e copywriter</strong>, avrai anche chiaro come creare un logo perfetto per posizionare la tua realtà imprenditoriale, anche con l&#8217;aiuto di un bel <a href="https://www.bobbleagency.com/company-profile-aziendale-perche-non-puoi-farne-a-meno/">company profile</a>.</p>
<ol>
<li><strong>Naming e payoff</strong></li>
</ol>
<p>Quando si lavora sul posizionamento di brand, non è detto che il nome che da sempre ha la tua azienda sia quello corretto. Magari lo hai scelto per qualche motivo personale, ma è incapace di spiegare al mondo chi sei e cosa fai; o, peggio, fa intendere cose sbagliate. Non studiare l’accoppiata naming-payoff è come andare a sciare in pantaloncini corti ed infradito: lo faresti?</p>
<ol start="2">
<li><strong>Il colore</strong></li>
</ol>
<p>In base al messaggio che è necessario comunicare ed allo specifico settore in cui l’azienda opera, è necessario procedere ad uno studio dei colori da utilizzare nel logo. Il consiglio è quello di evitare l’uso di più di due tonalità differenti.</p>
<ol start="3">
<li><strong>Il logotipo</strong></li>
</ol>
<p>Bandire dal vocabolario i termini “mi piace” o “non mi piace” è fondamentale in questo momento. Per essere più chiari, il logotipo è il font, il lettering che usiamo per la parte scritta che compone in logo. Quello giusto non è quello che ci piace, ma quello che garantisce leggibilità e massima coerenza con il pittogramma.</p>
<ol start="4">
<li><strong>Il pittogramma</strong></li>
</ol>
<p>È il segno grafico che, insieme al logotipo, andrà a comporre il logo. Anche in questo caso, l’obiettivo deve essere quello di creare qualcosa di originale, certo, ma che faccia immediatamente comprendere o almeno intendere qual è il tuo ambito operativo. Dare messaggi chiari è il modo migliore per colpire il tuo target.</p>
<p>Fuori da questi passaggi obbligati, alcuni consigli aggiuntivi che completano il quadro.<br />
<strong>La concorrenza va sempre tenuta presente</strong>; ovviamente non per copiarla ma, al contrario, <strong>per differenziarsi.<br />
</strong>Dall’altro lato però <strong>l’originalità deve essere al servizio dell’efficienza</strong>: meglio evitare voli pindarici ed essere pragmatici.</p>
<p>Ora sai come creare un logo perfetto. Se vuoi anche sapere chi può farlo per te…beh, ci siamo noi!</p>
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