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Quanto contano le parole chiave LSI nella SEO? Questa domanda rimbalza nei blog di settore e nelle riunioni di esperti marketer, ma prima di cercare di dare una risposta a questo annoso dubbio dobbiamo capire cosa sono le parole chiave LSI e come le giudica Google.

Solo soffermandosi su alcuni punti comprenderemo perché c’è chi sostiene che queste parole siano fondamentali per la corsa al primo posto sulle ricerche sui motori e chi, al contrario, dice che non esiste nemmeno un algoritmo che le prende in considerazione. Con questo articolo cercheremo di fare un po’ di chiarezza.

Cosa significa LSI e cosa sono queste keyword?

Innanzitutto, LSI è un acronimo: le tre lettere stanno per Latent Semantic Indexing, ovvero indicizzazione semantica latente.

È importante notare una cosa evidente ma che potrebbe comunque sfuggire: la definizione fa riferimento all’indicizzazione di un contenuto da parte del motore di ricerca attraverso l’analisi della semantica latente.

Quindi, per determinare al meglio il posizionamento della pagina web, l’algoritmo di Google non solo sarebbe capace di analizzare la parola chiave principale inserita in un testo e le relative keyword secondarie, ma sonderebbe anche il contesto attorno ad esse.

In base a questa interpretazione potremmo quindi dire che le parole LSI siano semanticamente collegate all’argomento trattato nel testo senza essere sinonimi della keyword principale.

Esse sono gruppi di parole o di frasi che hanno una relazione con la parola principale utilizzata per dire al motore di ricerca qual è il focus del contenuto, e che aiutano la mente digitale a inquadrare meglio il topic.

Le LSI keyword vengono utilizzate dall’algoritmo per uscire dalle ambiguità tipiche del linguaggio umano e, di conseguenza, sono necessarie per dare all’utente la risposta più attinente alla query che ha formulato sul motore di ricerca.

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Esempi di parole chiave LSI

Un esempio efficace per spiegare cosa sono le parole chiave LSI è la parola inglese per finestre, ovvero “Windows”.

Se proviamo a metterci nei panni di Google che legge nell’H1 del contenuto questa parola possiamo immaginare che deve capire in modo chiaro se si stia parlando dell’infisso, o del software informatico che tutti conosciamo.

Se “Windows” è la nostra keyword principale, a fare la differenza nel dare un senso al contenuto saranno parole semanticamente vicine all’uno o all’altro contesto:

  • door, glass, cage, open
  • Bill Gates, software, personal computer, Microsoft 

Questo esempio di LSI è elementare, ma basti pensare a termini ancora più versatili agli occhi del motore di ricerca, per capire quanto possano essere utili le parole che mettono a fuoco il contesto in cui esse vengono utilizzate.

In italiano potremmo prendere in considerazione il termine “gomma” per capire quanto potrebbe essere ambiguo se isolato e quanto diventi riconoscibile se associato, ad esempio, a “automobile”, “matita”, oppure “scarpa”.

Le LSI secondo Google

Fino ad ora le LSI sembrano davvero necessarie al motore di ricerca per funzionare con efficienza. Ma il problema sta proprio in ciò che viene dichiarato dall’interno di Google. John Mueller, Webmaster Trends Analysts di Google, nel 2019 ha dichiarato su Twitter:

Non esistono parole chiave LSI — chiunque dica il contrario si sbaglia, mi dispiace.”

Questo perché il concetto di Latent Semantic Indexing è da considerarsi obsoleto, per un’intelligenza artificiale come Google, che si evolve ogni giorno.

Questa metodologia infatti venne utilizzata agli albori di Google per eludere il problema del keyword stuffing, ma ora sembra un sistema superato, visto l’avanzamento dell’algoritmo nella comprensione dei testi.

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Perché creare contenuti con parole chiave LSI?

A questo punto, avendo compreso le due posizioni, è ora di mettere un attimo da parte l’ambito dell’ottimizzazione tecnica, per concentrarci sul senso della produzione di testi.

Chi scrive contenuti sul web o che si occupa di content marketing sa bene che riconoscere il Latent Semantic Indexing come un concetto attorno al quale costruire i contenuti è fondamentale.

Questo perché, nonostante sembri lontano il periodo del keyword stuffing, alle volte si può cadere nell’errore di pensare che una parola chiave inserita nel titolo e diverse volte nel corpo del testo sia sufficiente per rendere noto il topic a Google e all’utente.

A nostro avviso, la keyword principale è il soggetto in primo piano del contenuto, ma i sinonimi, le keyword correlate e le parole LSI sono ciò che rendono nitido lo sfondo e, quindi, aumentano il valore del testo donandogli chiarezza e completezza.

Rendere esplicito il contesto aiuta il motore di ricerca a capire se il contenuto è giusto per la query digitata o dettata a voce dall’utente.

Quindi, potremmo dire: le LSI sono inutili ai fini della ricerca, ma perché portarsi sfortuna da soli?

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